Forse non tutti sanno o sono consapevoli del fatto che quando sfruttiamo le reti invisibili, che ci attraversano ogni giorno da capo a piedi, perfino mentre stiamo dormendo, in qualche modo sono dannose per il nostro benessere psico fisico.

Avere il WI-FI sempre attivo, soprattutto nelle scuole, preoccupa mamme ed insegnanti.

Seguono due link per tenersi informati…e non sentirsi dire: “Non preoccuparti, il WI-FI non è pericoloso!
Consiglio a tutti di tenere i bambini lontani dal cellulare, almeno fino a 12 anni.

“I bambini, le persone malate, i disabili, e gli anziani, sono particolarmente a rischio a causa dei  campi elettromagnetici.  I bambini, dal momento che i loro corpi e cervelli sono ancora in via di sviluppo, sono particolarmente sensibili alle condizioni ambientali non fisiologiche. Esplicando  la loro gioia di scoprire e seguendo il loro istinto del gioco, i bambini percepiscono questi dispositivi elettronici senza fili come un attraente giocattolo, completamente ignari di qualsiasi rischio. Come genitori e tutori, abbiamo la responsabilità di tutelare i bambini che rappresentano il nostro futuro.

Si consiglia pertanto di rinunciare all’uso del Wi-Fi  scegliendo invece soluzioni cablate, sicuramente a casa così come nelle scuole e nelle scuole dell’infanzia, insomma, in tutti i luoghi in cui i bambini trascorrono lunghi periodi di tempo.”
Dr. Christine Aschermann, Leutkirch
Dr. Barbara Dohmen, Murg

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Il flip teaching è una metodologia didattica che sta prendendo campo all’estero negli ultimi anni.
Le classi coinvolte in questa metodologia, dette flipped classroom, sono protagoniste di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale in cui il docente è il dispensatore del sapere e l’allievo recepisce, esercitandosi prevalentemente a casa.
Si utilizza il termine “flip” in quando viene ribaltata la modalità in cui vengono proposti i contenuti e i tempi utili per l’apprendimento.
Si tratta di una modalità di insegnamento (supportata da tecnologie) in cui si invertono i tempi e i modi di lavoro. Non è tanto la classe ad essere “capovolta” quanto il normale schema di lavoro in classe.
Tipicamente, infatti, si ha un primo momento in cui l’insegnante spiega (fa “lezione”) seguito da un secondo momento in cui agli studenti sono assegnati problemi da risolvere tipicamente da svolgere a casa (i “compiti a casa”).. L’insegnante diventa quindi un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi e dovrà impiegare il proprio tempo in questo processo di passaggio dall’ampliamento delle conoscenze all’acquisizione di capacità e competenze.

Un nuovo modello educativo che auspicabilmente potrebbe essere adottato da insegnanti e scuole, per incrementare sensibilmente l’efficienza del sistema scolastico, la soddisfazione di insegnanti, alunni e genitori.
Un nuovo paradigma in grado di trasformare le relazioni, per riportare studenti, insegnanti e anche genitori al centro del processo educativo, favorendo creativita’, condivisione, espressione dei talenti e lavoro di gruppo.
 
Ecco un video per capire meglio:

http://www.lacimetta.com/2013/09/13/flipped-classroom-o-classe-rovesciata/

 video a casa = ¡ıןɐʇuoɹɟ ıuoızǝן ǝןןɐ oʇɐɔıpǝp odɯǝʇ ןı ǝɹınuıɯıp

Flipped learning, ovvero la metodologia dell’insegnamento capovolto.

L’immagine fa vedere quali sono le proposte che possono essere fatte dagli educatori per guidare gli studenti nel processi di apprendimento, ma si sofferma anche su cosa produrranno gli studenti dopo aver sperimentato e utilizzato le risorse segnalate dai docenti.

 

 
 
La consapevolezza che ogni individuo ha un suo modo d’essere, sarebbe bello riuscire ad avvicinarci alla “didattica inclusiva”, fornendo del materiale didattico il più semplice possibile, fruibile senza problemi anche da chi ha difficoltà nella lettura; dedicando più tempo agli alunni, in modo da supportare chi ha più bisogno senza annoiare chi è più bravo; fornire dei compiti diversificati e più coinvolgenti per gli studenti più bravi.
L’insegnamento capovolto va nella direzione della soluzione di questi problemi e  promette anche molto di più!
 

Un decalogo, disegnato e vocalizzato da un bambino, montato completamente grazie a un tablet, che rappresenta 10 importanti principi che tutti i genitori, gli educatori e gli insegnanti dovrebbero sempre tenere presenti.  

Com’è noto, il fenomeno dei nativi digitali nasce nel momento in cui Prensky ne fa un’operazione pubblicistica intorno al 2000.
Oggi si condivide il fatto che trattasi di una nuova forma di intelligenza (Intelligenza digitale) e che il suo peso è destinato ad incidere drasticamente sulle sorti dell’apprendimento dei prossimi anni, e quindi dell’istruzione nel suo complesso.
Gli alunni delle nostre scuole dell’obbligo e non solo di quelle sono tutti nativi digitali e come tali le scuole dovrebbero cominciare a considerarli.
La scuola dovrebbe riuscire a colmare alcune lacune di comprensione, pena la sua assoluta obsolescenza.

 

 
http://www.bimbichenavigano.com/infografica-la-touch-screen-generation/